Mundialito 2026

Torino, 29 aprile 2026: 400 studenti CPIA celebrano l'integrazione con lo sport, trasformando la diversità in forza comune oltre ogni risultato agonistico.

Mundialito 2026

di Stefania Giara

“L’integrazione passa anche da qui”: lo slogan dell’edizione torinese del Mundialito racchiude il significato di una giornata che ha portato al parco del Colletta di Torino 400 studenti dei Cpia di Piemonte e Valle d’Aosta.

In campo, con le squadre femminile di pallavolo e maschile di calcio, anche il Cpia 2Al Robero Nani: ragazzi e ragazze provenienti da percorsi di alfabetizzazione e scuola media, si sono messi in gioco con la stessa maglia, sotto la guida delle docenti Alessandra Cucchi, Alessandra Ferrari, Serena Carolina Remitti, Laura Rossi, Alessandra Santoro e con il supporto del collaboratore scolastico Gaetano Schillaci.

Per la prima volta il Mundialito si è chiuso a pari merito. Nella finale tra Cpia 4 Torino e Cpia 1 Asti non sono bastati 22 rigori per decretare un vincitore: un risultato che suggella lo spirito della manifestazione, dove contano partecipazione e incontro più del trofeo.

 

Per le squadre del nostro Cpia, sebbene il tabellino segni una vittoria e due pareggi per il team maschile di calcio e due sconfitte per la compagine femminile di volley, il traguardo raggiunto va ben oltre il risultato tecnico: è la storia di un gruppo che ha saputo trasformare la diversità nella sua forza più grande. Al fischio finale, tra abbracci, sorrisi e foto di gruppo, è apparso chiaro che l’obiettivo primario era stato raggiunto: in questa trasferta torinese non sono stati i gol o i set vinti a fare la differenza, ma i legami creati, oltre le barriere linguistiche e culturali.

Dopo quattro anni e le edizioni di Chivasso, Novi Ligure e Asti, il torneo ideato dalla dirigente del Cpia 4 Torino, Elena Gobbi, si è confermato quindi uno spazio di socialità, dove esercitare la lingua in modo naturale e costruire legami, per una scuola che fa comunità anche fuori dall’aula.

E ora si pensa già all’appuntamento per il prossimo anno, con la promessa di allargare ancora il campo. Perché se 22 rigori non bastano a decidere una finale, 400 storie diverse possono invece segnare il gol più importante: quello dell’inclusione.

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